I vertici Giapponesi però preferiscono favorire altre forme di propaganda e lasciano l’animazione giapponese in balia di se stessa.

Con la fine della guerra e un paese sotto occupazione straniera l’animazione diventa l’ultimo dei problemi del Giappone.

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Dalla sua mente prende vita Mobile Suit Gundam che segnerà la divisione in due grandi categorie del genere Mech: I Super Robot sono macchine colossali, costruite con uno sforzo enorme di risorse o con origini mistiche/leggendarie, di solito pilotate da un “eroe” o protagonista, non rispettano le leggi della fisica presentando un enorme resistenza al danno, hanno un arsenale di armi potenti come armi di distruzione di massa.

È la categoria che ha segnato la cultura pop mondiale ed ha rappresentato un enorme successo in Italia (dietro solo al Giappone).

I Real Robot sono veicoli che seguono una logica vicinissima a quelle degli armamenti realmente in uso.

Sono soggetti ad usura, sono creati da compagnie o da stati, affiancano veicoli da guerra reali, usano armi a distanza come pistole e fucili, presentano sigle come nei nomi dei modelli, subiscono malfunzionamenti, necessitano di manutenzione, ecc…; in breve i Real Robot sono la trasposizione di robot da guerra in un contesto più reale possibile.

In questi anni una figura guadagna la consacrazione in patria e presto quella mondiale: Osamu Tezuka.

Autore geniale quanto prolifico porta indiscutibili novità nel panorama artistico Giapponese, creando tra l’altro la più famosa caratteristica nel fumetto / animazione Giapponese; gli occhi “sproporzionati” che consentono una maggiore espressività e caratterizzazione rispetto al modello di occhio orientale usato fin ora.L’articolo non tratterà solamente degli anime ma si allargherà inevitabilmente toccando tutto ciò che è collegato ad esso, sia per evitare uno sterile elenco di date sia per approfondire il fenomeno culturale al suo seguito.Ad inizio 900 con l’apertura sempre maggiore del Giappone al mondo giungono dall’occidente i primi esempi di animazione.Lo stile di disegno è molto simile a quello occidentale ed è influenzato in parte dalla pittura tradizionale Giapponese.Con opere realizzate in studi ai limiti della produzione familiare e con materiali scadenti che non permettono di creare scene dettagliate, si tende a riciclare le tavole e a non animare continuamente la scena con elementi sempre in movimento come vuole la scuola di pensiero occidentale.La prima generazione di animatori sono pionieri che si avventurano in un settore sconosciuto: Seitaro Kitayama ed i vignettisti Oten Shimokawa e Jun’ichi Kōchi rimasti colpiti dalle produzioni animate occidentali incominciano a sperimentare; Non esistono ne manuali ne scuole, si animano le proprie vignette fotografandole una ad una da una lavagna.